Sfogliamo i quotidiani del 28 marzo

Sfogliamo i giornali. Gli esiti del vertice a Parigi tra i “volenterosi” nell’ambito del conflitto russo-ucraino, le immagini postate sui social della ministra americana Noem da una prigione di El Salvador, la tragedia di un sottomarino nel Mar Rosso e gli sviluppi del caso Visibilia. Questi alcuni dei temi presenti nelle prime pagine dei quotidiani, oggi in edicola.

Accademia degli Intronati compie 500 anni

Nata nel 1525, l’Accademia degli Intronati  compie quest’anno 500 anni. Assunse questo nome a significare il desiderio dei fondatori di ritirarsi dai rumori del mondo, dai quali erano come sbalorditi (intronati, appunto), per dedicarsi alle commedie e agli studi di lingua e letteratura. L’origine degli Intronati va collocata in quella fioritura culturale che caratterizzò la Siena del primo Cinquecento, capace di far registrare la presenza di oltre trenta accademie cittadine. Fu uno dei fondatori degli Intronati, Antonio Vignali detto l´Arsiccio, a dare all’Accademia un´impresa: una zucca per conservare il sale con sopra due pestelli posti in croce ed il motto Meliora latent, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. La zucca, aperta sul davanti, stava ad esprimere il frutto che tende all´alto e conserva nel suo interno, preservandolo dall´umidità, il sale, la più necessaria delle sostanze, simbolo di intelligenza e di acume, triturato e raffinato dai pestelli, cioè dall’intelligenza e dallo studio. Lo scrive La Nazione.

A Lucca la Notte dell’Apocalisse

Gli anni centenari e le conseguenti, relative commemorazioni sono più che semplici cerimonie. Sono atti di memoria collettiva, riaffermano i valori di una comunità, e rammentano, di solito, battaglie duramente vinte o anche sconfitte che pure hanno lasciato tracce durature nelle coscienze delle generazioni coeve e in quelle successive. Ma nel tempo i modi in cui una generazione ricorda possono cambiare per un progressivo disinteresse che nasce da forme di deliberato revisionismo, oppure, più semplicemente, dalla disillusione dei vecchi e dall’indifferenza dei giovani. Per questo, bene ha fatto, Stefano Bisi, giornalista e saggista senese, che col suo libro Le dittature serrano i cuori, 2024, ha teso a recuperare un segmento di storia toscana e nazionale che, altrimenti, dopo un secolo, poteva rischiare di andare colpevolmente smemorato: la vicenda tragica di Giovanni Becciolini, repubblicano, massone e antifascista trucidato a Firenze da una squadraccia in camicia nera a cui tenne dietro quella “notte dell’Apocalisse”, come ebbe a definirla lo scrittore Vasco Pratolini, in cui quella morte si allargò ad altre e furono ammazzati anche l’avvocato Gustavo Console, l’imprenditore Gaetano Pilati e quattro operai. Le pagine di Bisi in forma piana, diretta di assoluta fruibilità, consentono di rinnovare e riproporre il ricordo di quei tragici fatti: la memoria di un’offesa grave, cruenta, un vulnus al comune sentire, al costume civile, alla pacifica convivenza e soprattutto a una famiglia, i Becciolini, e a una famiglia più grande quella repubblicana, massone, antifascista, fiorentina e italiana.

Con accuratezza di storico l’Autore ridefinisce gli scenari, i luoghi, i tempi, i protagonisti, il prima e il dopo di una vicenda tragica e ormai secolare, che dal trascorrere del tempo non ha ancora ricevuto tutte le risposte ai quesiti che quanto si consumò a Firenze nella notte del 3 ottobre 1925 ancora pone. Si tratta, dunque, di una delle tante aree della nostra storia contemporanea dalla memoria non ancora pacificata. Piuttosto, quei fatti sciagurati, a cento anni di distanza, continuano a suscitare ancora altre domande, a sollevare ancora altre questioni… Per esempio, perché questo rigurgito di violenza feroce proprio mentre il fascismo, superata la crisi derivatagli dall’omicidio Matteotti, si avviava a diventare regime? Perché proprio a Firenze “nella città che ha il vanto di umanità e gentilezza in Italia e nel mondo”? Perché, poi, viene colpita, e con tanta durezza, la massoneria, certo netta nella condanna del regime che si andava costituendo, ma tra le organizzazioni antifasciste non la più estremista? Sono questi gli interrogativi che rimangono ancora aperti alla lettura delle pagine di Stefano Bisi, meritevoli anche per un altro tipo di narrazione: quella relativa alla complicata, faticosa, dolorosa quotidianità del fuoriuscitismo. Vite di famiglie intere costrette d’improvviso a una condizione di precarietà, all’estero, lontane dalla propria casa, depauperate di tutto: abitudini e progetti, radici e speranze per il futuro. In difficoltà nel trovare un’abitazione o un lavoro dignitoso… Si pensi solo al destino dei Becciolini: se Bruno, il figlio, riuscirà a proseguire gli studi grazie alla stentata solidarietà di una massoneria incalzata e messa alle strette dal fascismo, Vincenza Di Mauro Becciolini, la moglie, la vedova di Giovanni, lontana dal figlio, sarà costretta a una vita di lavori umili e mortificanti per riuscire a sopravvivere!

Stefano Bisi, Le dittature serrano i cuori. L’omicidio di Giovanni Becciolini e la furia fascistadellanotte di San Bartolomeo, Betti Editrice 2024, pp. 113, Euro 12,00

Il libro viene presentato venerdì 28 marzo 2025, alle ore 17:00, nella Sala di rappresentanza di Palazzo Ducale. Presente l’Autore, intervengono Alessandro Antonelli, Roberto Pizzi, Luciano Luciani. L’articolo è pubblicato dalla Gazzetta di Lucca.

Crollo degli esercizi commerciali. A caccia dei colpevoli senza autocritica

Nel 2024 sono 243 le attività commerciali in centro storico, contro le 293 del 2019 e le 322 del 2012. Fuori dal centro invece ci sono 315 attività commerciali, mentre erano 361 nel 2019 e 381 nel 2012. Per quanto riguarda strutture ricettive, ristoranti, bar in centro a Siena ce ne sono 260 nel 2024, 253 nel 2019 e 218 nel 2012. Fuori dal centro il trend non cambia.

Daniele Pracchia, direttore Confcommercio Siena: “Il rischio è quello di vedere in 10 anni sparire una categoria economica, che si è già ridotta tantissimo in questi anni. E’ una scelta su cui la politica tutta deve agire ora per trovare soluzioni concrete”.

Nel 2024 sono 243 le attività commerciali in centro storico, contro le 293 del 2019 e le 322 del 2012. Fuori dal centro invece ci sono 315 attività commerciali, mentre erano 361 nel 2019 e 381 nel 2012.

La crisi del centro storico e delle attività del commercio tradizionale di cui tanto si parla è qui, nei numeri elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio sui dati Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne. Contrariamente a negozi e botteghe, crescono ancora strutture ricettive e ristoranti. In centro a Siena ce ne sono 260 nel 2024, ce ne erano 253 nel 2019 e 218 nel 2012. Fuori dal centro il trend non cambia. Quindi ci sono 317 attività tra bar, ristoranti, alloggi nel 2024, ce ne erano 306 nel 2019 e ce ne erano 282 nel 2012.

“Sono numeri che mettono in luce in modo evidente il cambiamento epocale a cui siamo di fronte –  fa notare Daniele Pracchia, direttore Confcommercio Siena – Cambiamento legati lla diminuzione della capacità di acquisto, all’evoluzione del web, dei comportamenti di acquisto e di relazione che favoriscono l’aperitivo, la cena, i weekend nelle città d’arte per visitare mostre ed eventi, rispetto ad altre proposte. Mentre gli acquisti si spostano on line. Le domande sono: cosa viene fatto per tenere più bassi gli affitti dei locali? La leva fiscale va ad incentivare la rete del commercio nelle città? Purtroppo la risposta ad entrambe queste domande è negativa”.

“Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: apprezziamo la decisione dell’amministrazione comunale di Siena porre mano alla regolamentazione del Sito Unesco perché questo è uno dei possibili strumenti con il quale regolamentare le tipologie di attività che si possono insediare nel centro storico e porre un freno alla desertificazione in atto. Ma non basta – continua Pracchia – Dal governo si potrebbe davvero fare tantissimo di più. Il rischio è quello di vedere in 10 anni sparire una categoria economica, che si è già ridotta tantissimo in questi anni. E’ una scelta su cui la politica tutta deve agire ora per trovare soluzioni concrete. Confcommercio non da ora propone sconti fiscali sugli affitti, forme di canoni concordati per stimolare i proprietari ad affittare, livelli di tassazione adeguati per sostenere e invogliare chi sceglie di aprire una attività in un luogo fisico”.

Entrando nel dettaglio, gli esercizi non specializzati in centro sono rimasti in 9 (13 nel 2012 e 12 nel 2019), mentre fuori dal centro sono 14 contro i 26 del 2012 e i 19 del 2019. In centro ci sono ancora 39 attività dedicate a prodotti alimentari e bevande, erano 4 nel 2019 e 44 nel 2012. Trend invece cresciuto per i territori fuori dal centro: nel 2024 ci sono 50 negozi di questa categoria fuori dalle mura, erano 51 nel 2019 e 41 nel 2012. I tabacchi sono sostanzialmente stazionari, in centro ce ne sono 21, 22 nel 2019 e 21 nel 2012. Fuori dal centro nel 2024 se ne contano 30, 27 nel 2019 e 34 nel 2012. Nel centro storico di Siena non ci sono più rivendite di carburanti, ce ne erano ancora 2 nel 2012 e nessuna nel 2019. Il punto è che anche fuori dal centro questo tipo di attività è diminuita: se nel 2024 si contano 9 distributori fuori dal centro, nel 2019 ce ne erano 16 e nel 2012 ce ne erano 19. I negozi di informatica e telecomunicazione sono prima cresciuti parecchio in centro e poi invece si sono spostati fuori dalle mura. Per cui nel 2024 ci sono 6 negozi di questo tipo in centro, ce ne erano 9 nel 2019 e 3 nel 2012. Fuori dal centro, invece, ce ne sono nel 2024 12, erano 8 nel 2019 e 5 nel 2012. Attività che vendono prodotti per uso domestico sono fortemente diminuiti sia in centro che fuori. Per cui nel 2024 si registrano in centro a Siena 22 imprese con queste caratteristiche, nel 2019 ce ne erano 31 e nel 2012 32. Fuori dal centro ce ne sono nel 2024 35, 40 c’erano nel 2019 e nel 2012 52. Anche la vendita di articoli culturali e ricreativi ha perso posizioni. Per cui nel 2024 si contano 18 esercizi in centri, ce ne erano 22 nel 2019 e 38 nel 2012. Fuori dal centro nel 2024 se ne contano 28, 32 nel 2019 e 45 nel 2012. Pure le farmacie sono in diminuzione: nel 2024, in centro, sono 9, nel 2019 erano 10 e 10 pure nel 2012. Invece fuori dal centro sono 10 nel 2014, erano 16 nel 2019 e 11 nel 2012. In diminuzione anche la categoria altri prodotti in esercizi specializzati. Nel 2024 in centro a Siena ce ne sono 113, erano 132 nel 2019 e 146 nel 2012. Fuori dal centro il dato dice che nel 2024 ce ne sono 95, erano invece 118 nel 2019 e 124 ne 2012. Qualche dato positivo si vede per il commercio al dettaglio ambulante. Per cui nel 2024 ci sono 6 attività, erano 10 nel 2019 e 11 nel 2012, mentre fuori dal centro nel 2024 sono 17, erano 20 nel 2019 e 15 nel 2012, quindi, almeno rispetto al 2012, fuori dalle mura qualche attività è cresciuta. Infine, nel 2024 non ci sono più in centro attività di commercio al dettaglio al di fuori di negozi, banchi e mercati. Ce ne erano 3 nel 2019 e 2 nel 2012. Fuori dal centro invece ce ne sono 15, in crescita sia rispetto al 2019 (erano 14) che rispetto al 2012 (erano 9).

Storia diversa per bar, ristoranti, alberghi. I servizi di alloggio, ad esempio, in centro nel 2024 sono 260, erano 253 nel 2019 e 218 nel 2012. Fuori dal centro invece ce ne sono 317 nel 2024, erano 306 nel 2029 e 282 nel 2012. Gli alberghi nel 2024 sono 20 in centro, erano 17 nel 2019 e 15 nel 2012. Fuori dal centro oggi sono 24, erano 19 nel 2019 e 19 nel 2012. Quindi c’è crescita. Altre forme di alloggio sono in aumento. Basti pensare che in centro nel 2024 ci sono 57 attività di questo tipo, erano 51 nel 2019 mentre erano 43 nel 2012. Trend ancora più marcato per le zone fuori dal centro dove si contano nel 2024 103 imprese, ce ne erano 101 nel 2019 e 75 nel 2012. In crescita marcata i ristoranti. Per cui nel 2024 in centro ci sono 129 ristoranti, 123 erano nel 2019 e 93 nel 2012. Fuori dal centro i ristoranti adesso sono 131, erano 114 nel 2019 e 111 nel 2012. Trend molto diverso per i bar. Se nel 2024 i bar sono in centro 54, nel 2019 erano 62 e 67 nel 2012. Fuori dal centro se ne contano nel 2024 soli 59, erano 72 nel 2019 e 77 nel 2012.

Sfogliamo i quotidiani in edicola

Oggi in edicola,i principali quotidiani si concentrano sull’annuncio di Trump sui dazi del 25% sulle auto importate dal 2 aprile e sullo scandalo “Chatgate” che scuote l’intelligence americana. Spazio anche al vertice dei Paesi “volenterosi” per la pace in Ucraina, al respingimento della mozione di sfiducia contro Nordio, e alla ripresa dei raid israeliani nella Striscia di Gaza.

Geotermia, tre nuove centrali in Toscana

Via libera al nuovo piano di investimenti per la geotermia in Toscana, che prevede un impegno economico di 3 miliardi di euro in 20 anni. Di questi, 400 milioni saranno destinati direttamente ai comuni interessati.

Il progetto, presentato da Enel Green Power, include la realizzazione di tre nuove centrali geotermiche, tutte in provincia di Grosseto: una a Monterotondo Marittimo (5 megawatt), una a Piancastagnaio sul monte Amiata (40 Mw) e una nel comune di Santa Fiora (20 Mw). Questi nuovi impianti porteranno la potenza installata lorda complessiva della regione a crescere dagli attuali 916 Mw a 981 Mw. Lo scrive La Nazione.

La memoria in mostra

Una mostra che celebra il sacrificio che fu determinante nel processo di costruzione della Repubblica Italiana. Il sacrificio di centinaia di migliaia di italiani: che vestivano l’uniforme delle nostre Forze Armate e che combatterono valorosamente nella Seconda Guerra Mondiale, che scelsero di organizzarsi in formazioni patriottiche dando vita alla Resistenza, o della popolazione civile, che sostenne in maniera decisiva i combattenti con ogni mezzo. 

In palazzo Strozzi Sacrati è stata inaugurata la mostra itinerante “Nonostante il lungo tempo trascorso … Le stragi nazifasciste nella guerra di liberazione 1943-1945”, alla presenza del presidente Eugenio Giani, del curatore Marco De Paolis, procuratore generale militare presso la Corte militare di appello, del generale c.a. Maurizio Riccò, comandante delle Forze Operative Nord dell’Esercito e di numerose altre autorità civili e militari.

 La mostra è stata realizzata, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, dallo Stato maggiore della Difesa e dalla Procura generale militare presso la Corte militare di appello, e torna nel palazzo della Presidenza della Regione dove era già stata ospitata nell’estate del 2022.
L’esposizione, ulteriormente arricchita, comprende pannelli con testi, foto, ma anche testimonianze in video e cimeli, ed è in grado di condurre il visitatore attraverso un percorso ricco di elementi e ricostruzioni puntuali, per conoscere una pagina particolarmente dolorosa della nostra storia nazionale e celebrare la Memoria.

Secondo il presidente Giani: “La Memoria non è solo una geografia di luoghi e un calendario di commemorazioni. Se si limitasse a questo sarebbe a rischio, col passare degli anni, il venire meno dei testimoni, il succedersi delle generazioni.   
Perché ci sia Memoria abbiamo bisogno di una capacità di comprensione profonda, direi empatica. Dobbiamo partire dalle vite che si sono incrociate con la Storia e che da quest’ultima sono state cancellate. Dobbiamo fare in modo che quelle vite ci accompagnino, anche laddove le loro vicende sono state per troppo tempo sottratte alla giustizia dei tribunali, per restituire l’unica riparazione possibile, la verità e il ricordo. 
La memoria, diceva Italo Calvino, conta veramente solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro.
A questo serve questa mostra preziosa, che ho fortemente voluto ospitare presso la presidenza della Regione Toscana: mostra di memoria, verità e giustizia. Mostra che ci aiuta nel mondo difficile di oggi, facendoci levare più forte il nostro grido contro la guerra, nel ricordo delle stragi nazifasciste”.
Nonostante il lungo tempo trascorso…, queste parole che noi abbiamo scelto come titolo della mostra sono tratte da un provvedimento giudiziario- ha detto Marco De Paolis- dalla famosa archiviazione provvisoria con la quale il procuratore generale militare del 1960 aveva messo una pietra tombale su 695 fascicoli relativi alle stragi nazifasciste commesse in Italia e all’ estero sulla popolazione civile e sui nostri militari prigionieri di guerra. Queste parole che sancivano, appunto, la fine di una iniziativa giudiziaria che non aveva mai visto la luce, noi l’abbiamo intesa, invece, come il recupero dei valori sui quali oggi e costituita oggi la nostra nazione, quei valori di libertà, di solidarietà e rispetto della vita umana e, soprattutto, di adempimento del dovere.
Adempimento del dovere da parte dei cittadini, da parte dei militari, da parte dei pubblici funzionari. Quindi nonostante il lungo tempo trascorso significa, oggi, che non esiste un tempo che possa cancellare quelle pagine della nostra storia, pagine che hanno costruito il nostro Paese, la nostra ltalia di oggi”.

Negozi che chiudono, la classifica toscana

Nel panorama nazionale del commercioFirenze si posiziona al 65esimo posto tra i Comuni capoluogo di provincia che hanno registrato il maggior calo di negozi tra 2012 e 2024, con una perdita del 23,1%. In Toscana, secondo la ricerca di Confcommercio meglio della città gigliata fanno solo Pisa, Siena e Prato (rispettivamente al 73esimo con -22,5%, all’81esimo con -21,8% e al 108esimo con -15,6%), comunque sempre col segno negativo. La palma delle maggiori perdite va a Pistoia, al 12esimo posto con il -29.9% delle botteghe; Livorno, al 16esimo con il -28.5%, Arezzo al 33esimo con -26,2; Massa al 36esimo con il 25,8, Lucca e Grosseto al 51esimo posto con -24,3%. 

In poco più di dieci anni in Toscana ogni capoluogo ha perso in media un’attività commerciale su quattro. E la flessione si è accentuata dopo il 2019, negli anni della pandemia, quando le fragilità del settore si sono amplificate”, sottolinea Marinoni, “a risentire maggiormente della crisi sono stati i negozi di abbigliamento, calzature, articoli per la casa, giocattoli, librerie, edicole, ferramenta e cartolibrerie, ma anche i banchi del mercato ambulante e i negozi di alimentari”.

Nel settore dei pubblici esercizi, a Firenze come in altre città i bar hanno registrato una contrazione, con la sopravvivenza legata alla capacità di diversificare l’offerta, mentre la ristorazione continua a crescere, sostenuta dall’aumento dei consumi fuori casa. Mostra segnali positivi anche il settore ricettivo extralberghiero, con B&B, residence, affittacamere professionali e simili.

Per il direttore di Confcommercio Toscana, la desertificazione commerciale non è solo un problema economico, ma sociale: “meno negozi significa meno servizi, meno presidi sul territorio, minore sicurezza e una qualità della vita compromessa, soprattutto nei centri storici e nei piccoli borghi. La sfida ora è invertire la rotta, promuovendo politiche di rigenerazione urbana e sostegno al commercio locale, per evitare che le città si svuotino e perdano la loro anima. Nel frattempo, ognuno di noi può fare la propria parte attraverso azioni di consumo consapevole. Per esempio, scegliendo di acquistare nei negozi di vicinato anziché dai colossi del web. Anche così si fa vivere la città”.

In Giappone un museo per Vangi ma a Siena è l’artista della lupetta

Un museo dedicato a Giuliano Vangi è anche in Giappone ma a Siena la sua lupa, la “lupetta”, la definii, non ebbe una grande fortuna. Sicuramente non una delle sue opere più celebri ma che per i senesi ha un significato profondo: è la Lupa presente in Piazza Postierla, la cui realizzazione gli è stata affidata dopo che, negli anni sessanta, l’originale è stata collocata nel Museo Civico di Palazzo Pubblico per preservarne l’integrità. Quella “lupetta” suscitò molte polemiche.

Montalcino che cosa sarebbe senza Mariani e Rivella

Oggi Silvio Franceschelli, sindaco di Montalcino e parlamentare del Pd, sorride con ragione. Il suo paese è diventato straricco e molto lo deve ai fratelli italo-americani Mariani, al grande enologo e manager Ezio Rivella e al suo discepolo Remo Grassi. Se non ci fossero stati loro con i maxi investimenti per Villa Banfi e per la pubblicità del Brunello oggi Montalcino sarebbe un bel paese, quasi disabitato, della bella provincia senese.